QUEL CHE RESTA | All that remains
Parma, marzo 2020. In pieno lockdown, un gruppo di cittadini decide di raccogliere gli effetti personali abbandonati in ospedale dalle vittime del Covid per restituirli alle famiglie che non hanno nemmeno potuto celebrare i funerali. Seguendo il viaggio degli oggetti, il film racconta di una comunità che cerca di rimanere unita.
Marzo 2020. L’emergenza Covid-19 travolge il Nord Italia, Parma è tra le zone più colpite. Mentre il lockdown lascia le strade deserte, ogni giorno decine di pazienti muoiono soli in ospedale.
Il caos dell’emergenza non consente nemmeno di restituire ai familiari i loro effetti personali che si accumulano nei reparti, stipati in sacchi di plastica. Nessuno se ne occupa e nemmeno ha il tempo di pensarci. Nessuno eccetto Stefano, un giovane avvocato che in quegli oggetti riesce a vedere qualcosa di più: un modo per restare uniti. Stefano organizza un gruppo di volontari per raccogliere gli oggetti dai reparti, ordinarli in un padiglione dismesso dell’ospedale e restituirli alle famiglie con la dovuta cura.
Questa iniziativa spontanea si trasforma presto in un movimento. Gli effetti personali, ritrovati e restituiti, accompagnano così le azioni dei volontari e dei familiari in ogni momento della narrazione. In un certo senso, finiscono per agire loro stessi generando intensi momenti di scambio fatti di rabbia e dolore, ma anche di sollievo e ricerca espressiva che diventa memoria e omaggio.
I volontari sono immersi in un oceano di frammenti, alle prese con un infinito numero di sacchi di plastica e poi con lunghe file di scaffali che accolgono gli oggetti delle vittime sistemati in modo dignitoso per la restituzione. All’opera ci sono uomini e donne di ogni età e ognuno fa la sua parte: da chi raccoglie i sacchi di plastica colmi di oggetti e abiti, dai più semplici come un pigiama alle cose preziose come una fede nuziale o una foto di famiglia; chi li sanifica e li riordina, chi mette a disposizione la sua arte, il cucito, la pittura per creare
contenitori adatti. E non da ultimo c’è chi fa da ponte per riportarli nelle mani dei familiari, attraversando le barriere create dal virus per generare incontri e sorrisi.
Le restituzioni degli effetti personali diventano così un momento estremo e profondo: simbolo di un rituale funebre che non si è riuscito a compiere, ma anche di una società che resiste, cercando di rimanere unità anche nei momenti più duri. Gli oggetti, anche i più banali, tra le mani di chi li riceve rappresentano un ultimo inaspettato contatto con il loro caro e quel che resta di un lutto che non hanno potuto vivere.
Ho scelto di lasciare sullo sfondo il tumulto dell’emergenza e il dramma dei raparti pieni, concentrando lo sguardo su un aspetto più intimo e meno conosciuto della pandemia che ha devastato la città in cui sono nato.Gianpaolo Bigoli
Diretto da Gianpaolo Bigoli
Scritto da Gianpaolo Bigoli, Mariachiara Illica Magrini
Produzione Wendy Film
Produttore esecutivo Serena Gramizzi
Con il sostegno di Regione Emilia Romagna
Genere documentario
Durata 55’







